LOGO

Cronaca esatta e sbarazzina della nascita dell’A.N.S.

Ecco il racconto della nascita dell’associazione nautica sebina: un racconto veloce ed alla buona, ma rigorosamente preciso nei fatti e nelle date. Questa rievocazione ci richiamerà la fantasia ed anche la nostalgia a quei tempi  di programmi  estemporanei e di iniziative per così dire “ garibaldine ”; quando gli slanci fiorivano in serie , quando il lago d’Iseo per intero e per molti mesi fu destato dal suo lungo letargo.

La scintilla del 29 luglio 1951
L’ANS ufficialmente nacque nel 1952  (per l’esattezza: nella riunione natalizia al Leon d’oro di Iseo, il 28 dicembre 1951). Però i primi vagiti, anzi i primi urli, rimbalzarono  sul Sebino fin dal 5 agosto 1951.
La scintilla scoccò  il 29 luglio, una domenica mattina. Un’antica “ villotta ” ben nota ai fanti ed ai gitanti d’ogni tempo, canta così: Il 29 luglio quando si falcia il grano è nata una bambina con una rosa in mano……In questo caso, la bambina era la nostra creatura velica, ed il fiore che le sbocciò in mano si trasformò immediatamente in un bouquet di simpatie , di successi, di risonanze. Incontrai l’avv. Mario Erba a Peschiera Ma raglio, uscendo dalla Messa celebrata da don Stroppa. Mentre, con la consueta signorilità, mi invitava alla sua villa per l’aperitivo, attraccò presso i giardini del “ Milano ” una barca a vela. Gli domandai chi e di che paese fossero quei velisti; lo ignorava, ed aggiunse con un tono profondo di amarezza: “ E’ inconcepibile , è assurdo , che in un lago non grande come il nostro, gli equipaggi di due vele non debbano salutarsi, o almeno riconoscersi. Tante volte mi è capitato ciò nei lunghi anni dacché navigo il Sebino; quasi che fossimo in rotta su un oceano sconosciuto ”.
Gli dissi: “ E tu, valendoti della tua rinomanza e della tua competenza, perché non ti fai promotore di un movimento inteso a suscitare conoscenza reciproca e cordiali confronti agonistici, tra quanti hanno barca a vela sul lago? ”. Erba obiettò: “ Per amor di Dio!, non desidero uscire dal mio guscio di pace ”. Ebbi la netta impressione che la sua repulsa, debole invero e guizzante, fosse come prospettare ad un innamorato la visione di una lontana donna adorata. Nessuno più di lui anelava ad uscire dal guscio; e tacitamente mi proposi di rendergli al più presto un…… bel servizio da amico.
La fortuna mi aiutò immediatamente. Nel pomeriggio di quella stessa domenica, traghettando a Sulzano incontrai Gigi Nulli, che vedevo spesso veleggiare con suo fratello Ettore e con Cesare Quaggiotti nelle acque iseane. “Oh, caro Nulli: guarda combinazione; proprio stamattina  l’avv. Erba m’ha detto che vuol tentare l’incontro dei velisti sebini, per “ imbastire” conoscenze fra loro e qualche regata velica.” Lietamente sorpreso Gigi commentò: “ E’ proprio l’uomo che ci vuole; se lui si mette ci riesce senz’altro. Ma sei proprio sicuro che ha detto così? ”. ed io con aperta faccia tosta: “ Altro che! Anzi, devo mandare al più presto il comunicato ai giornali di Brescia, Bergamo e Cremona, ed al “gazzettino padano” della Radio. Domenica prossima, adunata a…Peschiera”. Il buon Gigi abboccò entusiasta, e girò subito la moto verso Iseo: “Vado immediatamente ad avvertire il mi gruppetto, e quelli di Rossi, dei fratelli Gianni e Giorgio Zuccoli, i Ventura ed altri. Domani stesso vado a Marone per avvertire il gruppo Buizza, Dusi, Pellicciari, Salvi; e ognuno passerà la parola ai conoscenti in possesso di barca”.
Visto che la miccia così bene aveva preso fuoco, ritraghettai a Peschiera e confessai all’eminente amico il tiro giocatogli. Si illuminò, e chiamò i suoi figli Gilli e Chicco: “Ragazzi, rimbocchiamoci le maniche”. Poiché l’avevo passata liscia, ben rinfrancato soggiunsi di precisarmi il punto di adunata, per i comunicati alla stampa ed alla radio: “Qui a Peschiera, a casa mia”. La decisione di Erba, la prontezza della sua ospitalità per la base  d’appoggio, crearono il 29 luglio 1951 l’ANS.

Il Pellegrino
L’indomani  mandai il primo comunicato personalmente  agli amici Mino Pezzi, direttore del “Giornale di Brescia”, Ugo Questa, direttore del  “Giornale del Popolo” di Bergamo, Mario Levi, direttore di “La Provincia” di Cremona e Sandro Minelli, corrispondente della radio da Brescia; la pubblicazione e la radiodiffusione vennero effettuate entro la settimana. Così la gente apprese che qualche cosa di nuovo, di opportuno di lieto, di utile, stava germogliando sul lago d’Iseo.
Poiché Mario Erba aveva impegnato il suo prestigio e la sua alacrità ( aveva poi interloquito con i gruppi Micheletti e Alquanti di Sulzano; Agnesi, Mancini e Archetti di Peschiera; Turla-Austoni di Sale Marasino, ecc.), io che avevo rotte le uova dovevo pur contribuire al fuoco per cuocere la frittata. E pellegrinando presi a battere la sponda bergamasca, alla ricerca dei velisti, spendendo a più non posso il nome dell’Ammiraglio la cui prevalenza tecnico-nautica era da loro ben conosciuta. Non potete immaginare  quante di curiose e…. di peggio me ne capitarono in quel periodo e nei successivi; le racconterò a mano a mano che svilupperò la cronaca.
Intanto, alla trattoria “ L’Angelo ” di Predore , ove ero sceso per chiedere del sindaco Franceschini, mi presero per un “ finanzì ”; il gestore volle andare a prendere il registro, o roba del genere, nonostante le mie proteste; e si convinse a stento solo quando tirai fuori tutte le tessere di riconoscimento che avevo in tasca. A Tavernola dovevo rintracciare Posterla (che aveva un “dinghi”), addetto chimico alla cementifera ; girando da solo nei reparti polverosi verso il suo ufficio, urtai non so che sostegno e mi venne addosso una scatola di gesso che mi trasformò in mugnaio.
A Lovere giunsi sul tardi. Conobbi Bonotti esponente della “Canottieri” e, parlando, perdetti distrattamente il tempo utile per ogni mezzo lacuale o terrestre con cui ritornare a casa. Il cortese ing. Magnolini accondiscese alla mia richiesta  di farmi dormire a bordo del battello (per risparmiare l’alloggio in albergo); l’occasione mi sarebbe stata propizia per catechizzare il velista Macario (aveva uno strano “dinghi” fatto di latta) col quale presi appuntamento per la mattina dopo, ed anche per proseguire con il Magnolini stesso, direttore della Navigazione Sebina, una intervista di interesse giornalistico. La conclusione fu che, all’alba, i battellieri di turno differente salparono senza sapere che nella cabina sotto coperta io dormivo immoto come un grappolo d’uva. Fui risvegliato a Riva di Solto, da un sacco di patate che il marinaio frettoloso mi aveva gettato addosso. Al fatto di dormire sul battello, dovevo successivamente farci quasi il callo, come avvenne due settimane dopo la notte di Ferragosto, quando l’immancabile temporale costrinse i velisti ed i “croceristi” a rifugiarsi ( e far baccano ) nella sede della “ Canottieri ”. Ma ne dirò in appresso, narrando la prima crociera 1951.
Ed eccoci al 5 agosto 1951; ore 13. Giuria, stato maggiore, invitati e non invitati tutti sulla terrazza della villa Erba. Una domenica festosa per l’altra gente, e memorabile per tutti i pionieri dell’ANS: la prima regata velica. Erano barche di tutti i tipi e di tutte le stazze; una flotta da corsari; una ventina di equipaggi. Quanta commozione, palese o celata, in tutti i protagonisti; quanto entusiasmo nei veleggiatori. Per la prima volta una regata imponente sul lago d’Iseo; per la prima volta scaturiva una fraternità sportiva ed una famiglia armoniosa, le cui ripercussioni umane, sociali, solidali, propagandistiche, avrebbero avuto ben lunga portata. E questo grazie a te, caro Mario, come ti dissi schiettamente al tramonto di quel 5 agosto 1951.

Damaso Riccioni

MASITO ODERICO

QUANDO GLI ISTRUTTORI “STORICI” DELLA SCUOLA DELLA VELA ANS, INIZIATA NEGLI ULTIMISSIMI ANNI CINQUANTA,  PER  VARI IMPEGNI SI STAVANO RITIRANDO ARRIVA A SULZANO MASITO ODERIGO (1976) CHE RIDA’  SLANCIO ALLA SCUOLA STESSA.

ORA HA RAGGIUNTO L’ULTIMO PORTO E NOI LO VOGLIAMO RICORDARE CON LO SCRITTO DI CHI L’HA CONOSCIUTO NEGLI ULTIMI GIORNI

In ricordo di Masito…